Art. 19 | E gli altri soffriranno come me?

E gli altri soffriranno come me? Ma va, sono solo io ad avere ste paranoie in testa, che soffro così tanto per il mio passato, per paura di stare male e per l’ignoto del futuro… Sono solo io a pesare così, a non sentirmi capito/a, a non sapere che direzione dare alla mia vita, se faccio giusto o sbagliato ogni sacrosanta volta, …, …

Vero? Dimmi se non è quello che pensi.

Questo volersi paragonare agli altri è come il senso di colpa: una schifezza gigantesca inventata dall’uomo per “spronare a fare di più” (linea sottile). Che è vero, è il lato sano. Ma perché invece lo prendiamo sempre dal lato negativo, che ci svilisce?

Prima cosa: autostima. Eh sì, sapere il nostro valore (auto valutarci) fa tanto.

 

Scaviamo, andiamo un passo indietro è: se sappiamo la nostra direzione, neanche ci serve avere autostima perché è come il discorso delle cose che ti vengono naturali, che ti piacciono e non c’è un perché razionale e logico: è così e basta, e tu fai avanti come un treno sui suoi binari.

Dunque non ci frega neanche di paragonarci. E se proprio lo facciamo è per il motivo nobile, cioè di prendere ispirazione, integrare nozioni e raggiungere il nostro obiettivo con più sprint e conoscenze.

 

Ma perché lo facciamo? Perché ci auto frustriamo guardando gli altri?

Per screditare la nostra vita? Per quale malsano motivo porca vacca?

Il paragone nasce dove manca fiducia. Dove non ci sentiamo abbastanza. È come se ci dicessimo:

“Se lui/lei ce l’ha fatta, allora
- io ora sono qui e non valgo un cazzo.”
- io valgo solo se arrivo lì.”

Ma non funziona così.

Lui/lei ha la sua storia, i suoi traumi, le sue scelte. Tu hai le tue. E probabilmente il tuo “arrivare” non avrà mai la stessa forma, e nemmeno è detto che deve essere la sua forma.

L’insicurezza, la paura, ci fa guardare intorno per cercare conferme, punti di riferimento, qualcuno che ci dica: “Sì, stai andando bene”.

Ma la verità è che nessuno lo sa davvero. Nessuno ha la mappa della tua strada. Nemmeno tu.

Eppure continuiamo a cercarla negli occhi degli altri, nei loro risultati, nei loro sorrisi finti sui social, nelle loro vite che sembrano così ordinate, e invece sono un casino come la nostra (se non peggio, e ne hai anche le prove dei disagiati che sono dai vari gossip).

 

I paragoni, le misure, le classifiche mentali sono solo rumore di fondo.

Nessuno è meglio o peggio di te. Sono. Come tu sei. Non c’è classificazione.

E se smettessimo di ascoltarlo, scopriremmo che sotto c’è silenzio. E nel silenzio ci siamo noi.

Nasciamo soli e moriamo soli.

Nel mezzo facciamo un gran casino cercando di capire se stiamo andando bene.

Spoiler: nessuno lo sa davvero.
E forse va bene così.


E poi dai: che cazzo ce ne deve fregare degli altri??

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