1. Giudicare fa parte dell’essere umano. Non si può essere non giudicanti.
Si può solo reagire all’opinione che si ha su una cosa, persona, fatto.
2. Giudicarsi è una sorella (solitamente stronza).
3. Sentirsi giudicato/a dagli altri: variazione di solito malsana se non la sappiamo realmente, se non ci è stata espressamente comunicata.
Tutti hanno la stessa base ma sfumature diverse: i PROPRI parametri. Valutazioni, metri, idee, esperienze.
Ma fanno bene a noi stessi questi 3 concetti? Secondo me no.
È giusto avere una propria opinione sugli altri, su di sé e su cosa gli altri potrebbero pensare di te, ma lieve. Molto lieve. Cioè non ci deve influenzare minimamente. Come una forma di protezione, a mo di prevenire è meglio che curare. Altrimenti ci distruggiamo la nostra vita con le nostre mani.
Fai attenzione con questi verbi e sostantivi (o aggettivi?).
NOTA: L’unica persona a cui devi rendere conto sei tu.
Ma perché è così tanto importante il giudizio altrui? L’opinione che hanno gli altri su di noi?
Dietro c’è il riconoscimento, status di livello sociale. È naturale che ci sia a livello antropologico e perché la nostra specie vivente è basata sulla società e le gerarchie per la sopravvivenza.
E l’opinione che hai tu su di te?
Vale così tanto come quella che TU PENSI che gli altri hanno su di te?
(Al di là che 1. Non sai cosa pensano, 2. Chissenefrega di quello che pensano di te, questo non è un atto di arroganza ma di consapevolezza e amor proprio).
Ti riconosci per chi sei, per il valore che hai, per le cose che sei bravo/a a fare? Spero di sì.
...hai visto cos’è uscito? Che se non sei tu a riconoscerti con tutte le tue caratteristiche costruttive e distruttive, gli altri non te le riconosceranno. O alcuni si, perché le vedono al di là dei tuoi comportamenti o mentre tu ti stai denigrando…
Facciamo un passo indietro: se ti senti una nullità è perché sei tu che non ti stai dando un posto nella società, non riconoscendoti nessuna dote, ruolo o valore.
Qui c'è una cosa strana: sembra che siano gli altri (esterno) a riconoscere chi siamo (interno). Il processo è al contrario: tu sai il tuo valore e apporto alla società, gli altri te lo riconoscono.
E come dice Adler, il nostro riconoscimento e il nostro valore dipendono dal ruolo che ricopriamo nella società e dal nostro contributo alla comunità.
Per me il concetto fondamentale è che se noi ci riconosciamo per il ruolo che abbiamo in società, sappiamo il nostro ruolo nel mondo, e da li non te ne frega di nessuno dei 3 concetti di prima basati sul “giudicare”.
Ovviamente che in chiave positiva può essere uno sprono, ma come per tanti altri concetti che abbiamo visto prima l’essere umano prende tutto male.
Le loro linee sottili infatti sono:
Giudicare / Comprendere
- Giudicare è valutare qualcuno o qualcosa, spesso con rigidità. Si ragiona come se la propria opinione fosse la verità assoluta
- Comprendere è un atto di apertura mentale. Si cerca di vedere una situazione o una persona con empatia
Giudicarsi / Accettarsi
- Giudicarsi è valutarsi in modo netto, paragonandosi agli altri o fissandosi su errori e mancanze. Si tende a definirsi in base a fallimenti o insuccessi, riducendo la propria identità a ciò che non si è riusciti a fare senza considerare tutti i buoni spunti di noi
- Accettarsi significa riconoscere sé stessi e i propri limiti senza infilarci una katana nel petto (ogni volta), accogliendo le proprie imperfezioni come parte integrante del percorso di crescita
Sentirsi giudicati / Senso di appartenenza
- Sentirsi giudicati è vivere la propria esistenza costantemente sotto il microscopio degli altri, percependo ogni interazione come un esame o una valutazione
- Senso di appartenenza è sentirsi parte di un gruppo/comunità senza la paura di essere giudicati, ma accettati per quello che si è
NOTA: I concetti fanno parte della nostra natura umana, ma se non gestiti con consapevolezza possono diventare distruttivi.
Ogni persona ha la propria unicità, il proprio percorso, le proprie battaglie, e solo noi stessi possiamo riconoscere il nostro valore intrinseco.
Il rischio di lasciarci sopraffare dai giudizi, che sia esterno o interno, è che finiamo per definire chi siamo in base a misure esterne, che spesso non rispecchiano la realtà.
Siamo molto di più di ciò che gli altri vedono in noi o che noi vediamo in noi stessi: non dobbiamo mai ridurre la nostra identità a un singolo errore, una singola decisione, un singolo pensiero o un singolo momento.
Eppure non dobbiamo nemmeno ignorare completamente il valore del giudizio:
- Esterno: essere capaci di comprendere anziché giudicare è ciò che ci permette di entrare in empatia con gli altri, accogliendo le differenze senza temerle. È questa apertura che arricchisce le nostre relazioni, ci fa sentire parte di qualcosa di più grande e ci permette di crescere come individui e come comunità
- Interno: è utile solo se diventa uno strumento di crescita, non di autodistruzione. Non dobbiamo cercare la perfezione, solo la consapevolezza di chi siamo (e sei già perfetto/a!)
TIENI SEMPRE A MENTE CHE ALLA BASE DI TUTTO C’È L’EDUCAZIONE E IL RISPETTO.
“Non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te”.
Se non ce li hai parti da questi. Per primo nei tuoi confronti, che è la base di vivere.
Non sei qui per cambiarti, ma per accettarti e migliorare ciò che ti fa stare male.
Accettarsi, con tutte le sfumature, è il primo passo per evitare di diventare vittime del nostro stesso pensiero critico e giudicante.
Alla fine il giudizio non sparisce. Semplicemente smette di guidare.
Ogni tanto parla, tu annuisci… e vai avanti lo stesso.
Ed cosa diventa? Meno ti giudichi, meno ti senti giudicato/a. Meno ti senti giudicato/a, più respiri.
Non perché sei diventato/a migliore. Ma perché hai smesso di farti del male da solo/a.
E già questo, fidati, è un bel passo avanti.