Bel modo di vivere di merda.
Sì sì, non c’è una via di mezzo.
Il paragonarsi è sano solamente quando qualcuno ti ispira, ti stimola ad essere migliore per te stesso, raggiungere nuovi traguardi, migliorare la tua vita, il rapporto con te, il tuo benessere.
Se proprio vuoi/devi paragonarti con qualcuno, fallo con te.
Ma diciamocelo proprio con sincerità crudissima: quante persone, situazioni, fatti prendi a paragone per volere di più per te, esclusivamente per il tuo bene e non per ostentare?
Dai, su 10 quante sono sane? 1 o 2?
Dietro al paragone si può celare l’invidia/gelosia o la voglia di crescere.
Purtroppo non siamo stati cresciuti con dei sani principi. Non intendo che i tuoi genitori ti abbiano istigato alla bramosia e a voler che qualcuno stia peggio di te, è proprio il sistema sociale più elevato che ha voluto questo.
Calcola che io sono di un paese che il difetto più brutto delle persone che ci abitano è che sono invidiose di quelle che hanno meno di loro. E questo, se non sei distaccato e pensante, ti influenza.
Parli male, cerchi zizzania, vuoi vedere che ci sia uno scandalo.
Insomma, roba da secchione/bidone dell’indifferenziato. Uno schifo.
Ma se noi prendessimo tutto lo schifo che abbiamo buttato e facessimo la raccolta differenziata, vedresti che qualcosa di buono può uscire. Usare questi pensieri per costruire qualcosa di nuovo e lontano dal loro principio.
E questo può essere l’esempio del paragonarsi.
La linea sottile sta nella nobiltà dello scopo, che puoi sentire dentro di te.
Ispirazione o denigrazione.
Se il paragone ti spinge a crescere, usalo.
Se ti fa sentire meno, buttalo.
Non è il confronto il problema. È cosa ci fai quando lo guardi.
Sta a te.