Art. 28 | Reagiamo per le ferite che abbiamo

Facci caso: guarda te e le persone che conosci, e come reagiamo in modi differenti.

Perché ognuno ha il proprio mondo dentro: c’è chi è ironico, permaloso, scherzoso, chiuso, altalenante, timido, giocoso, acido, sarcastico, cinico, ecc.

La frase “sono fatto così” è una bella storia che ci raccontiamo per dare un motivo a tutto ciò. Fidati.

 

La maggior parte dei comici che ho conosciuto la loro storia sono persone che hanno sofferto così tanto da reagire all’opposto, per nascondere le proprie ferite ed esperienze.

Ci sono persone che stanno bene e che non hanno problemi invece che hanno sempre il muso lungo e sono malcontenti.

 

Voglio arrivare al punto: la maggior parte delle reazioni che abbiamo sono dettate dalle nostre ferite.

Ma che so ste ferite?? Pronti!

Non sono traumi da cinema. Sono episodi normali, fatti vivere nel modo sbagliato troppe volte.

Le ferite emozionali nascono quando quello che ti serviva non è arrivato, oppure è arrivato nel modo sbagliato.

E il cervello ha fatto il suo lavoro: ha trovato una soluzione per sopravvivere.

 

Le ferite sono nate da esempi come:

  • ti sei sentito/a ignorato quando avevi bisogno
  • essere criticato/a più che incoraggiato/a
  • dovertela cavare da solo/a troppo presto
  • non sentirti mai “abbastanza”
  • essere stato preso/a in giro, sminuito/a, controllato/a
  • dover fare sempre il bravo / la brava
  • crescere in un ambiente dove l’emozione era vista come debolezza
  • aver imparato che contare su qualcuno non era sicuro

Non fanno rumore. Lavorano in silenzio (porca puttana).

 

E il sistema è andato in protezione e ha creato uno schema. Cioè, oggi come reagisci?

Alcuni esempi (li faccio leggeri, i traumi possono essere più pesanti di questi):

Cioè, oggi come reagisci?

Alcuni esempi (li faccio leggeri, i traumi possono essere più pesanti di questi):

Sei ironico → ti sei protetto con l'ironia per non farti vedere vulnerabile. Quando essere ignorato, preso in giro o sminuito ti ha insegnato che mostrarti davvero non era una buona idea.

Sei permaloso → ti hanno ferito quando eri scoperto. Dopo essere stato criticato più che incoraggiato o quando non ti sentivi mai abbastanza.

Sei sempre quello che scherza → hai imparato che essere serio non era sicuro. Crescendo in un ambiente dove l’emozione era vista come debolezza.

Sei freddo → scaldarti costava troppo. Dopo essertela dovuta cavare da solo troppo presto.

Sei sempre incazzato → nessuno ti ha mai ascoltato davvero. Quando dovevi fare sempre il bravo, adattarti o non creare problemi.

Sei iperindipendente → dipendere da qualcuno ti ha deluso. Perché chiedere aiuto non funzionava, o non c’era nessuno a cui chiederlo.

Sei distaccato → la vicinanza ti è costata troppo. Perché dovertela cavare da solo troppo presto, sentirti ignorato quando avevi bisogno e crescere in un ambiente dove l’emozione era vista come debolezza ti hanno insegnato che dipendere dagli altri fa male.

 

Non è colpa tua. Ma ora è una tua responsabilità volerti bene. Sono da guardare e lasciarle andare.

Il problema non è la ferita. Il problema è vivere tutta la vita reagendo invece di scegliendo.

 

Quando dici:

“Io sono fatto così”

in realtà spesso stai dicendo:

“Non ho mai guardato davvero cosa ho dentro che mi fa reagire così”.

E attenzione: le ferite non rendono cattive le persone (per forza). Le rendono autome in schemi comportamentali non sani per la persona stessa, che neanche sanno di adottare.

Reagisci prima di pensare. Ti difendi anche quando non serve. Ti chiudi anche quando potresti aprirti perché non ci sono pericoli, anzi.

Perché finché non vedi la ferita, non stai vivendo: stai rispondendo a qualcosa che non c’è più da difendersi o il pericolo che accada ancora.

Non sono noi, non sono nostre e non dobbiamo riconoscerci nelle ferite.

Esatto. Le ferite le abbiamo dentro perché abbiamo cercato un sistema di auto salvataggio quando eravamo piccoli, ma non ci definiscono.

NOTA: prova a pensare ORA se tu incappassi in quelle situazioni… Creeresti ancora dei muri di difesa così? No. Il tuo bambino / La tua bambina ha reagito come sapeva, al meglio che poteva per proteggersi. Ora non sei più un bambino / una bambina e tu puoi liberarlo/a e farlo/a stare tranquillo/a, perché ci sei tu a proteggerlo/a e volergli bene come ha e hai sempre voluto.

Sono reazioni automatiche a un contesto che non c’è più. Sono risposte imparate quando non avevamo scelta, non sapevamo come reagire. Sono difese che hanno fatto il loro lavoro.

Rendi cosciente l'inconscio, altrimenti sarà l'inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.
Carl Jung

Ma non sono identità.

Il problema nasce quando iniziamo a presentarci al mondo con una ferita al posto del volto, e la chiamiamo personalità.

Quando riconosci nella ferita e capisci che non è tua, smetti anche di difenderla.

E lì succede una cosa strana: non reagisci più subito.
Non scatti. Non ti chiudi. Non attacchi.

Scegli.

E scegliere è l’unica vera forma di libertà, anche emotiva.

Non perché il passato sparisce, ma perché smette di decidere per te.

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