Art. 35 | Quando non vuoi più amare per non farti più male

Io una cosa non capisco: chi perde fiducia nell'amore dopo la fine di una relazione. E poi si isola. Dice basta in assoluto.

Il primo periodo ci sta. Ma poi?

Come se non fosse anche sua la responsabilità che è andata a finire in vacca.

 

Di solito, quando una persona ha un po' di conoscenza e buon senso, sa che:

  • la ragione sta a metà (più o meno dai)
  • c'è bisogno di elaborarla con una presa di responsabilità
  • capire qual è la lezione scaturita da questa situazione (o più d’una) su cui dobbiamo lavorare per migliorare aspetti di noi (va che è prezioso sto punto)

 

Certe persone chiudono proprio.

Ognuno è libero di essere e fare ciò che vuole, è e si sente. Ma rinunciare a qualsiasi cosa per non farsi ferire dall'esterno?

"Vivo lo stesso la mia vita, e meglio se non devo rendere conto a nessuno, avere problemi e discussioni."

Porca vacca, che idea di relazione di merda che hai nella testa??

Capisco la voglia di dire basta. Quando io ero in lacrime, con la testa in mezzo alle ginocchia, a distruggere quel poco che era rimasto di me, lo posso capire il non voler avere più niente a che fare con l’amore. Di non voler più spiegare niente, di non rischiare, la stanchezza, la delusione, la voglia di niente, la distruzione, l'annientamento, il dolore.

Non voglio convincere nessuno, non mi interessa e non è il mio ruolo/scopo.

Qui si parla di estremismo e, come detto precedentemente, è distruttivo. È questo che non voglio, per nessuno, perché è una autolimitazione a vivere la vita.

L’amore è una delle parti più belle e profonde della vita.

Alcune riflessioni per uscire dalla gabbia:

1. Che modello hai avuto nella vita di rapporto di coppia (i genitori dai)?

2. Le relazioni d'amore non sono così, fidati.

3. Stai evitando il dolore o stai evitando la vita?

4. Sul serio??

L'equilibrio è sempre e sarà la chiave di riuscita in ogni aspetto della vita: cucinare, amare, stare, ascoltare, ...

Di base ovviamente ci deve essere una compatibilità, scoperta con la frequentazione (e non con l'idealizzazione) a mo di rapporto d'amicizia perché è la forma più sana per conoscere una persona, ad ogni incontro ci si conosce di più, e poi si decide se ci si va bene. Da lì si aggiunge il rapporto esclusivo, aperto o tutto quello che ci si può mettere d'accordo insieme, perché basato sul rispetto di entrambi = equilibrio.

Vedi che tutto torna a quello?

 

Il problema non è fermarsi e tornare a sé. Il problema è quando diventa una identità per nascondersi e fuggire, per non soffrire, per non vivere.

Quando smette di essere una pausa per respirare e diventa un “io sono fatto/a così”. Quando non è più cura ma protezione a forma di gabbbia. Quando sono risposte delle ferite attive e non vita.

Perché non amare più, non ti rende più libero. Ti rende solo più al sicuro nella tua paura.
E stare al sicuro nella tua paura non è vivere: è sopravvivere.

Alla fine non è questione di chiudersi e non vivere più perché hai paura, è non permettere ad una stronza e stupida di ferita (data da altri) di guidare la tua vita.

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