Sai quanto io ho vissuto? O che magari a volte non vivo ancora?
Penso che potresti mettere solo qualche anno nella lista, forse anche meno.
Ho sofferto internamente per quasi tutta la vita: sei troppo, non sei abbastanza, non vai bene, così non puoi, non sei consona, ecc ecc
Tutte cose che mi sono sentita dire dagli altri.
La linea sottile è questa: i consigli sono preziosi, i giudizi no.
Guardati e giudica te, non gli altri. Ma anche no: giudicarsi non serve perché sono parametri deviati da qualcosa, qualcuno o cultura.
Finché c’è educazione e rispetto puoi andare in giro anche in mutante (qui dipende dal codice civile sull’ordine pubblico). Ok?
NOTA: Male non fare, paura non avere.
Andiamo avanti.
Vedo persone intorno a me costantemente in sofferenza.
La sofferenza la vedo come se fosse una persona dentro quella persona.
E la vedo perché ci sono passata.
So cosa vuol dir che:
- pensare che va tutto bene
- “sono fatto/a così”
- il mondo è fatto così
- non ci posso fare niente
mentre dentro hai un buco nero che ti inghiotte:
- la tua testa è sempre in confusione
- punti alla razionalità come unica verità e realtà per non sentire
- nascondi qualsiasi parte di te che vuole dirti qualcosa
- soffochi ogni bisogno e desiderio perché altrimenti potresti stare male
- ti guardi intorno e tutti sembrano che siano felici e in equilibrio mentre tu ti senti su un filo tra due scogli alti 100 metri
Ma è tutto ovattato, soffocato, compresso.
Perché non lo vuoi guardare, non lo vuoi vedere, né sentire tutto questo caos.
VUOTO. Talmente pieno che ti senti vuoto.
Allora fai, diventi un automa, ti prendi impegni per distrarti, fai di tutto per distrarti.
E allora, come si fa a smettere di soffrire e iniziare a vivere?
Pochi punti, tutti veri:
- Essere onesti. È l’unico punto di partenza
- Ascoltarsi. Sentire cosa ti bolle dentro, cosa ti fa male, cosa lo stimola, come si calma. E senti anche dove si trova fisicamente, fa tanto individuarlo nel corpo
- Dare un nome a quello che senti. Definirlo ti aiuta a riconoscerlo, a circoscriverlo e a fargli perdere potere
- Guardarlo per quello che è. Se fosse un tuo amico, cosa gli diresti per farlo stare meglio?
- Ricordarsi che non sei le tue ferite. E non farti guidare da esse, ma da chi vuoi essere (in realtà è da chi sei)
Tutto questo serve a te: capire i tuoi dolori, frustrazioni, vuoti.
Prendere coscienza li indebolisce. Una volta accettati, vedrai che se ne andranno da soli, ma lo so che non è facile.
E ricordati: vivere non significa stare bene sempre, significa smettere di farsi guidare dalle ferite, asfaltare dalla sofferenza e restarci sotto.
Non ne vale proprio la pena.