Pare ’na stronzata il titolo di questo articolo.
E invece no.
Quante volte ti sei parato/a dietro alla frase: “Sono fatto/a così.”
Ce la raccontiamo davanti agli altri, ma soprattutto ce la raccontiamo a noi. Ed è questa la parte più schifosa.
Perché non c’è balla più grande di quella che racconti prima a te stesso/a.
Facciamo ordine.
Da cosa nasce l’identità?
Negli articoli precedenti abbiamo messo insieme quattro elementi:
- Indole: la tua predisposizione naturale, quello che senti in modo spontaneo
- Carattere: il modo in cui hai imparato a stare nel mondo
- Schemi: le strategie automatiche che usi per proteggerti
- Comportamenti: le azioni ripetute che confermano tutto il resto
(2 + 3 + 4 = identità)
- L’indole è ciò che sei.
- Carattere, schemi e comportamenti sono ciò che hai costruito per adattarti.
Ok, andiamo avanti col concetto di dipendenza, almeno se capimo dalle basi.
Una dipendenza emotiva funziona così:
- ti dà sicurezza
- ti dà prevedibilità
- ti evita il vuoto
- ti evita la paura
Ora dimmi una cosa: l’identità non fa esattamente questo?
Quando reagisci sempre allo stesso modo non è perché “sei fatto/a così”, è perché il tuo sistema nervoso sceglie la strada che conosce e che lo fa stare al sicuro (perché la conosce).
E sappiamo una cosa molto importante: più ripeti uno schema, più diventa familiare = diventa te.
Più racconti una storia, più quella storia diventa realtà (guarda le comunicazioni globali, politiche, marketing, ecc). È così.
Succede anche dentro la tua testa.
E cosa pensi che accada quando inizi a ripeterti chi sei?
Diventa vero.
Più ti ripeti che sei così, più rafforzi quell’immagine di te e crei una vera e propria dipendenza affettiva.
E qui nasce la dipendenza emotiva.
È una dipendenza perché:
- Ti dà un senso di continuità: “so chi sono”
- Ti evita l’ansia dell’incertezza
- Ti protegge dal giudizio degli altri
- Ti impedisce di sentire il dolore originario che l’ha creata
Questo è il punto: sai che è tossica, c’è qualcosa che non torna, che vorresti cambiare, ma alla fine ti dici che va bene così, perché piuttosto che sputtanare tutto l’investimento fatto e rischiare che fuori ci sia peggio, alzi le spalle e sopporti.
Anche se stai di merda in questo rapporto tra te e te.
Mamma che incubo… (io ho passato entrambe, sia con me che in una relazione di 10 anni così).
Se l’identità è una dipendenza emotiva, allora ci si può disintossicare.
Ma per farlo devi essere disposto/a a perdere/lasciare andare qualcosa.
E non è poco.