Art. 43 | Liberarsi dalla propria identità costruita

Step precedente

L’identità (non l’indole) che difendi, che senti che sei fatto/a così, che ti difende dall’esterno, è nata da reazioni di altri verso di te:

  1. Qualcuno ha reagito
  2. Tu ti sei adattato/a
  3. Hai costruito uno schema
  4. Lo hai ripetuto
  5. È diventato identità
  6. E adesso lo chiami “io”

Sai che c’è qualcosa che non torna, che certi tuoi modi di essere ti fanno soffrire e che in quel rapporto tra te e te c’è qualcosa che non quadra.

Però resti così perché non sai chi sei, oltre che è comodo restare fermi e a quello che si conosce, e non sai come fare per scardinare l'identità costruiita e scoprire chi sei sotto quel cumulo di merda/difesa.

 

E ci siamo: qui si tratta di smontare la tua identità costruita sulle paure.

 

Ma perché è difficile o non si vuole fare?

Perché smontarla significherebbe annientare la propria immagine, in primis a se stessi.

Vuol dire affrontare una serie di lutti personali, perché ti tocca lasciare andare quelle parti di te che conosci.

Come in una relazione. Ma tossica.

 

Lasciare il tuo schema identitario è difficile:

  • perché non sai come fare
  • perché quello schema è diventato te

E se togli lo schema, chi sei?

Un vuoto.

 

Facciamo un passo indietro, di qualche bell'anno: la vera persona che sei tu è quella persona prima dei 7 anni.

In realtà tu non sei questo/a in questo momento.

Sei quello/a piccolo/a che ancora non aveva bisogno di difese, schemi, scudi.

Quello è il vero te / la vera te.

 

Non è colpa tua averlo costruito.

Ma adesso è responsabilità tua affrontarlo.

Vuoi liberarti dal tuo costrutto, i tuoi muri, le tue difese e iniziare ad essere te.

 

E come cazz si fa?!?

Qui ti do dei suggerimenti molto pratici e concreti che ho usato anch’io.

Ricorda bene: è UN PASSO ALLA VOLTA. Non pretendere di fare tutto subito.

Le informazioni devono sedimentare e poi ne affioreranno altre.

Dunque prenditi tutto il tempo, i giorni, i mesi che serviranno. Non pretendere il “tutto subito”. Non funziona così.

E poi dai, ci hai messo 20, 30, 40 o 50 anni ad essere come sei. Ci vuole un po' di tempo per riconoscere e scardinare tutta sta corazza.

 

PASSO 1
Riconnettersi al bambino/a che eri

Se ricordi chi eri da piccolo/a, anche solo frammenti, portali alla mente: la curiosità, la gioia senza motivo, il coraggio di provare.

Se non ricordi nulla, non preoccuparti, puoi:

  1. chiediti: “Come vorrei sentirmi oggi, senza paura o difese?” o “Come reagirebbe una versione di me più leggera e curiosa?”
  2. usare ricordi indiretti: foto, vecchi giochi, canzoni che ti ricordano momenti felici, o persone che ti facevano sentire sicuro/a da piccolo/a. L’importante è risvegliare quella parte di te che non è costruita dai giudizi degli altri
  3. chiedere a chi ti ha visto crescere com’eri. Non avere paura o vergognarti a domandare, fidati che le persone sono ben felice di risponderti

 

PASSO 2
Attraversare i lutti delle parti di sé costruite

Quando hai visto le parti di te bambino (ma anche se non le ricordi) vedi che ci sono dei modi di reazione che non avresti mai fatto allora (o che fai ora ma non senti che sono tuoi, ma che sono delle ripetizioni presi come esempi da comportamenti altrui), allora devi lasciarli andare.

Ogni schema, ogni difesa, ogni comportamento che difendevi era nato per proteggerti.

Questo richiede che per ognuno di essi c’è da attraversare le 5 fasi del lutto.

Per renderlo concreto e reale, prova a pensare ad un rapporto d’amore o d’amicizia che si interrompe ma lo farai con te stesso/a.

Se ci pensi bene dentro di te ci sono 2 persone: quella che è ingabbiata e quella che vuole essere sé stessa.

 

Le 5 fasi del lutto:

  • Negazione: “Non voglio che sia così, voglio restare com’è.”
    È normale resistere all’idea di cambiare parti di te.
  • Rabbia: “Perché devo lasciare andare qualcosa che mi ha protetto?”
    Lascia venire la rabbia, sentila nel corpo, ascoltala e accoglila. È normale che ci sia e non ti sta facendo del male.
  • Contrattazione: “Se faccio un piccolo cambiamento, forse va bene.”
    Noti quando provi a barattare vecchie abitudini: osserva senza giudizio.
  • Depressione/Tristezza: senti davvero la perdita, il dolore di lasciare parti di te che ti hanno accompagnato a lungo. Ti chiedi chi te l’ha fatto fare di stare così male, e ti devi ricordare che è così che si fa a lasciare andare le cose: mancheranno si, ma non sono più in linea con te e con il tuo volerti bene.
  • Accettazione: riconosci che quelle parti non ti servono più e che lasciare andare ti apre a chi sei veramente. Non le scordi, se ne sono andate.

Altre cose che puoi fare durante il lutto: scrivere lettere a te stesso/a “alla versione vecchia” e salutarla

  • disegnare
  • camminare da soli
  • parlare ad alta voce di ciò che lasci andare.

Tutto ciò aiuta a sentire e attraversare il lutto.

Io l’ho fatto e ci passo tutt’ora: fa male. Fa tanto male. Ma FIDATI, è la cosa più bella che ti possa capitare.

 

PASSO 3
Diventare la versione di sé che vuoi essere

Dentro di te c'è già tutto: anche inconsciamente sai già chi sei veramente e chi vuoi diventare.

Non serve sapere tutto ora razionalmente, basta sentire cosa ti fa stare bene, cosa ti fa sentire integro/a.

 

Come fare?

Scrivi chi vuoi essere, anche poche frasi. Fai un passo alla volta.

Ogni giorno puoi integrare con altre parti.

Poi, ogni giorno, anche per pochi minuti, comportati come quella persona: parla, reagisci, fai scelte come quella versione di te.

Puoi iniziare da piccoli gesti: sorridere a qualcuno, dire no quando serve, affrontare una paura, dedicarti a qualcosa che ami.

Non devi cambiare tutto in un giorno.

Ogni gesto se senti che è tuo, che parte da dentro, ti libera dagli schemi vecchi e ti fa sentire pieno/a.

Ricorda: il vuoto è spazio di vita, non di paura

Quando lasci andare le vecchie difese, sentirai vuoto.

Non devi riempirlo subito con vecchi schemi.

Usa quel vuoto per ascoltare te stesso/a, per sentire le emozioni come arrivano, e per comportarti come la versione di te che vuoi diventare.

Pian piano, quel vuoto con i gesti concreti, pratici e reali si riempie di autenticità e senso di integrità.

 

Dentro di te hai già tutto: ricordi, sensazioni, intuizioni.

Questi passi ti aiutano a portare tutto alla luce, a lasciar andare ciò che non ti serve più, e a vivere come la persona che sai di poter essere.

Non è teoria: è pratica quotidiana.

Ogni piccolo gesto ti avvicina al tuo sé vero, libero e integro.

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