La spiritualità è una parola che mette a disagio.
C’è chi la evita, c’è chi la associa a qualcosa di strano, lontano, “non per me”, cC’è chi la riduce a moda, frase fatta, estetica.
E poi c’è chi la vive… senza chiamarla così.
Non parlare di spiritualità è come non parlare dell’aria che respiri.
Non perché sia qualcosa di “alto” o speciale, ma perché è già lì e fa parte di TUTTI noi.
Nel modo in cui stai con te stesso/a, nel senso che dai a quello che vivi, nel modo in cui attraversi il dolore, le scelte, i cambiamenti.
Spiritualità non è religione, nemmeno rituali obbligatori e non è credere a qualcosa per forza con un nome definito.
È relazione con te, con quello che senti.
È qualcosa che va oltre il controllo, oltre il capire tutto.
E lo sai sotto sotto che è così, che c'è qualcosa di non visibile.
Eppure, quasi nessuno ne parla davvero.
Perché non si vede, non si misura, non si può spiegare fino in fondo perché intangibile.
E allora sembra meno importante.
Ma prova a togliere questo livello.
Togli il senso.
Togli il “perché”.
Togli il contatto con te stesso/a.
Resta solo fare, reagire, riempire.
Funzioni, ma non ti senti.
La spiritualità non è una cosa in più da aggiungere.
È qualcosa che c'è e da riconoscere.
È già dentro a come vivi, anche quando la ignori.
Ma c'è, perché è come respirare senza mai accorgerti dell’aria.
Funziona allo stesso modo.
Ma ti perdi una parte enorme dell’esperienza di questa nostra vita, così unica e preziosa.