Tutti abbiamo ferite. Alcune sono più grandi, altre più piccole.
Alcune ci fanno incazzare con il mondo o con noi stessi, altre ci fanno dubitare di tutto e tutti.
E va bene. Fa parte del gioco FINCHÉ NON LE VOI RISOLVERE.
Ricordo una cosa importantissima: le ferite non sono nostre, sono reazioni a comportamenti di altre persone. Ma facciamo che prendiamo il lato buono sto giro.
Ogni cosa è una medaglia (scusa, lo dico sempre) e lo stesso vale per le ferite:
- Lato oscuro → ci fa adottare comportamenti automatici: rabbia, paura, controllo, fuga, autodistruzione
- Lato della forza → ci ha fatto crescere una “dote” che compensa tutto il dolore del non essere stati compresi, accolti e accettati
Qualche esempio:
- Chi ha la ferita dell’abbandono può diventare molto empatico e sensibile alle emozioni altrui.
Capisce chi soffre anche quando nessuno parla - Chi ha la ferita del rifiuto spesso diventa un perfezionista, un evitante, ma sa anche vedere le persone e i problemi con chiarezza, anticipando le mosse degli altri
- Chi ha la ferita dell’ingiustizia sviluppa una forza incredibile per difendere sé stesso e gli altri, una specie di radar morale, a volte anche eccessivamente proattivo (presente!)
- Chi ha la ferita del tradimento impara a leggere le persone come fossero libri aperti e diventa capace di proteggere sé stesso senza diventare cinico
- Chi ha la ferita dell’umiliazione diventa molto attento agli altri, sensibile a ciò che può ferire e capace di creare spazi di rispetto e sicurezza dove può
Il segreto è non reprimere la ferita e non subirla, ma conoscerla.
Ed evolverla, trasmutarla.
Quindi sì, le ferite sono cazzi ma ci hanno anche dato delle cose positive, che ci fanno distinguere dagli altri.
Teniamo solo il buono ma non basiamoci che quella è la nostra indole.
È solo la reazione positiva alla ferita.