Se ho recitato una parte fino adesso, posso recitare quella della versione che voglio essere?
Parto da un presupposto semplice: se nascondersi, adattarsi, fingere è stata una risposta automatica, una strategia di sopravvivenza del nostro bambino interiore, allora quella versione “costruita” non è definitiva.
Possiamo sovrascrivere questa versione "fasulla" a quella invece che vogliamo essere veramente?
La mia risposta è: sì. Ma poi la domanda è: e come cazz si può fare?
Cioè, l'idea, che potrebbe essere pure buona, non è una bacchetta magica: è un processo di conflitto, resistenza e abitudini che non mollano facilmente.
Ora voglio mettere dei punti fissi di base, sui quali poi applicare questa sovrascrittura, perché senza fondamenta chiare, qualsiasi tentativo di “cambiamento” diventa solo un’altra recita.
Capire il meccanismo
1. Non stai creando te stesso da zero
Non esiste una “vera versione pura” nascosta da qualche parte.
Stai scegliendo quale parte di te mettere in primo piano.
2. La personalità è (in gran parte) un pattern
Quello che chiami “io” non è la tua indole, ma spesso un insieme di risposte ripetute abbastanza a lungo da sembrare identità.
3. L'inconscio odia l'ignoto e perdere coerenza
Quando provi a cambiare, arriva attrito.
Non perché sia sbagliato, ma perché rompe un equilibrio.
4. Per questo ti sembrerà di fingere
All’inizio ogni cambiamento passa da un comportamento “non naturale” e ti senti che stai un'altra volta recitando.
È pratica, non ipocrisia.
5. Ed è per questo che è difficile mantenerlo
Oltre ai conflitti che ho scritto prima, l'ambiente in cui vivi è costruito intorno alla tua versione attuale.
Non voglio dire di cambiare città per poterlo fare, solo che restando nello stesso ambiente è facile che per coerenza ripeti gli stessi comportamenti.
Se vuoi un minimo di filo logico, l’ordine è:
- 1–2 = cosa/chi sei
- 3–4 = cosa succede quando cambi
- 5 = perché è difficile mantenerlo
Sovrascrivere un pattern
Il problema non è “cambiare te stesso”.
Il problema è ripetere senza accorgertene sempre lo stesso schema.
Quindi la sovrascrittura non è un atto unico, è un’interruzione + sostituzione ripetuta.
1. Individua il pattern (specifico, non generico)
Non “sono fatto così”, troppo vago.
Deve essere qualcosa tipo:
- “Quando qualcuno mi critica → mi chiudo”
- “Quando c’è tensione → faccio il simpatico”
- “Quando voglio qualcosa → non lo dico”
Se non è osservabile, non è modificabile.
2. Isola il momento preciso
Ogni pattern ha un punto di attivazione.
È lì che si gioca tutto. Non dopo.
Esempio: il secondo esatto in cui senti fastidio → e stai per reagire come sempre
Se arrivi tardi, stai solo analizzando a posteriori.
3. Definisci la nuova risposta (prima, non dopo)
Errore comune: pensarci nel momento.
Fidati, non funziona.
Devi arrivare già con una scelta:
- “Resto e rispondo invece di sparire”
- “Dico quello che penso invece di smorzare”
- “Non giustifico subito”
Deve essere azione concreta, non intenzione.
4. Esegui male (ma esegui)
Qui c’è lo scarto reale.
Ti sentirai:
- forzato/a
- incoerente
- esposto/a
Normale.
Se aspetti di sentirti “naturale”, non lo farai mai.
5. Ripeti finché smette di sembrarti strano
All’inizio è recita.
Poi è scomodo.
Poi è neutro.
Poi diventa automatico.
Qui avviene la sovrascrittura.
Non quando “capisci”, quando ripeti abbastanza.
Punto chiave
Non stai eliminando il vecchio pattern.
Stai:
- smettendo di rinforzarlo
- e iniziando a rinforzarne un altro
Il cervello non cancella, sostituisce per utilizzo.
Esempi reali
Esempio 1: relazioni
Vecchio pattern: evito il conflitto → faccio finta che vada bene
Nuova versione: dico una cosa scomoda, anche breve
Applicazione:
- trigger: qualcuno supera un limite
- vecchia risposta: silenzio
- nuova risposta: “questa cosa non mi va”
Fatto male = comunque valido.
Esempio 2: relazioni
Vecchio pattern: fai andare tutto bene → accumuli → poi esplodi o sparisci
Nuova versione: stai nel momento e dici una cosa scomoda
Esempio reale: qualcosa ti dà fastidio, ma di solito lo lasci correre
Questa volta: “questa cosa non mi è piaciuta”
Stop. Senza spiegoni, senza giustificarti.
Ti sembrerà:
- troppo diretto
- fuori personaggio
- quasi “sbagliato”
È esattamente il punto, andare contro al solito pattern e dire la tua verità.
Esempio 3: al lavoro
Vecchio pattern: hai un’idea → la tieni per te → poi qualcuno dice qualcosa di simile
Nuova versione: parli prima di sentirti pronto
Esempio reale: riunione, hai mezzo pensiero
Questa volta: lo dici anche se non è perfetto
Ti sembrerà:
- incompleto
- rischioso
- giudicabile
Ma è così che cambi ruolo: da spettatore a uno che partecipa e che non si tiene tutto dentro.
Esempio 4: amicizie
Vecchio pattern: butti tutto sul ridere → eviti di dire cose vere
Nuova versione: tieni la battuta… ma aggiungi verità
Esempio reale: ti danno fastidio certe dinamiche
Invece della solita battuta: “sto scherzando, però questa cosa un po’ mi pesa davvero”
Ti sembrerà:
- strano
- troppo serio
- fuori ritmo
Non pensare di essere scemo/a perché dici quella frase. Stai smettendo di nasconderti dietro il personaggio e farti capire di più.
Chi ti vuole bene capirà, gli altri... beh, meglio che non ci siano nella tua vita.
Alla fine la domanda iniziale resta valida: se hai recitato una parte fino adesso, puoi recitare quella della versione che vuoi essere?
Sì. Ma non come pensi.
Non perché “trovi te stesso” o “guarisci”.
Perché inizi a fare, nel momento preciso in cui scatterebbe il solito schema, una cosa diversa.
All’inizio è forzato, poi è scomodo e poi diventa normale.
E a un certo punto non stai più recitando, stai solo facendo cose che prima non facevi.
E quella, col tempo, diventa la tua identità.