Saresti vuoto.
E il vuoto non è quello che pensi (perché lo credi negativo), è una linea sottile che divide i due concetti di poco.
Non è mancanza, non è spegnimento e neanche perdita di senso.
È spazio.
Il punto è che oggi quello spazio non è libero. È occupato.
Occupato da ferite, schemi, reazioni che hai imparato senza accorgertene.
Ricordo come funziona: Ferita → Schema → Comportamento → “Io sono fatto/a così” → Ripetizione (loop)
- Parte tutto da quando qualcosa ti ha fatto male quando non avevi strumenti
- Hai trovato un modo per non soffrire più
- Quel modo è diventato automatico
E oggi lo chiami carattere. Ma non lo è.
Non vivi nel passato perché ti piace, ci vivi perché il tuo sistema sta cercando di non farlo succedere di nuovo.
Il problema è che, così facendo… lo ricrei. Sempre.
Quello che sei dentro si rispecchia fuori
Stesse emozioni, blocchi, dinamiche, magari con persone diverse.
Perché finché quello schema è attivo non scegli davvero, reagisci.
E ti viene così bene da non accorgertene più, appunto perché automatizzato dal senso di protezione attivo dalla paura di (qui mettici la tua paura)
E allora la domanda non è “chi sono?”
Ma: “quante delle mie scelte sono davvero mie?”
Art. 67 | E se le ferite non ci fossero? (Vol 2)