Il passato serve.
Serve a capire, imparare, sopravvivere.
Ma non è un luogo dove restare, né tantomeno per il tuo futuro, cazzo.
Eppure viviamo lì.
Ci stiamo tutto il giorno, con i pensieri che tornano sempre uguali, le emozioni, le scelte che non facciamo, nelle spiegazioni diamo e che ci diamo. Sempre lo stesso vomito.
Inconsciamente lo usiamo come giustificazione, come identità, come alibi:
- “È successo questo.”
- “Sono fatto così.”
- “Non posso cambiare.”
Ma tutto questo non è una verità, è un’abitudine.
Serve a proteggerci da ciò che potrebbe andare male, ma ci impedisce anche tutto ciò che potrebbe andare bene, mannaggia la pupazza.
Il cervello ripete ciò che conosce, non perché sia giusto, ma perché è familiare e lui, con l’inconscio, ci vuole far (soprav)vivere con le cose note.
NOTA: il 90% dei pensieri che facciamo sono uguali a quello del giorno prima. È logico che il giorno dopo sarà come il giorno prima, se non abbiamo nuove prospettive.
Così restiamo fermi e fedeli a una versione di noi che non esiste più (o non ci è mai appartenuta) solo perché è familiare.
Ma crescere significa lasciare il proprio passato, convinzioni, paure e schemi automatici da zombie, per avere la vera versione di noi e di un futuro come lo vogliamo noi.
NOTA: Pensati a come un essere vuoto, dove tutte le possibilità possono esserci perché sei tu che le scegli.
Se resti fermo/a, non è perché sei bloccato/a.
È perché conosci solo quello e non hai in testa altre visioni, se non quello quando guardi vip, atleti, chi ce l’ha fatta e sognare che un giorno possa capitare anche a te.
Serve smettere di sopravvivere.
Serve scegliere.
E scegliere significa questo: smettere di usare il passato come scusa, iniziare a pensare alla tua vita senza tutte le schifezze che ci sono dentro e ti stanno tenendo fermo/a.
La scatola è vuota (tu devi svuotarla è). Poi puoi metterci quello che vuoi tu.
Dimmi se è poco!