Art. 38 | Da ferita a schema comportamentale è un attimo

Una ferita è qualcosa che fa male (e grazie al cazz). Ma quelle emotive non sembrano uguali a quelle fisiche.

Allora pensiamo in termini pratici: quando ti tagli cosa fai?

  1. Tiri un porco per il male e lo spavento
  2. Controlli
  3. Disinfetti
  4. Metti un cerotto

Questo è uno schema di reazione ad un episodio.

 

La stessa cosa succede a livello emotivo ed emozionale.

In base alla nostra ferita attiviamo uno schema, in automatico.

  1. Succede qualcosa che ti fa male
  2. Parte un allarme interno (paura, anche se non te ne accorgi)
  3. E da lì entra in azione lo schema

Ferita fisica → schema di reazione automatico
Ferita emotiva → schema comportamentale automatico

In base a che ferita si attiva ti chiudi, eviti, attacchi e/o controlli, non perché vuoi, perché il sistema sta dicendo: “Attenzione. Qui ci siamo già fatti male. Evitiamo grazie.”

Infatti non stai reagendo al presente (come per una ferita fisica) e al fatto in sé, stai rispondendo a un vecchio allarme (ferita) con un software vecchio (schema). E lo chiami carattere.

Se non l’hai già letto in altri miei articoli, la maggior parte di quello che chiami “carattere” non sei tu. Lo hai imparato. È una reazione più che un comportamento spontaneo.
L’indole è te. Il carattere è costruito da reazioni causate dall’esterno.

Tutto sulle ferite: Art. 31 | Ferite interiori: non sei davvero libero/a finché la tua ferita ti guida di più dell’amore che provi

Qui le metto per averle di riferimento:

1. Abbandono
Paura di restare solo/a.
Ti aggrappi, ti annulli, resti dove soffri pur di non perdere.

2. Rifiuto
Paura di non valere abbastanza.
Ti chiudi, ti rimpicciolisci, ti autosaboti prima ancora di provarci.

3. Ingiustizia
Valgo solo se sono forte.
Controllo, rigidità, iper-funzionamento. Non senti, performi.

4. Umiliazione
Vergogna profonda.
Ti metti un gradino sotto, ti giudichi, accetti meno di ciò che meriti.

5. Tradimento
Perdita di fiducia.
Controlli, verifichi, tieni sempre un piano B. Non ti affidi mai del tutto.

 

Come nasce uno schema

L'ho stretto all'osso per renderlo il più semplice possibile.

Ferita → Schema → Comportamento → Identità (presunta, che tu pensi che tu sia fatto/a così)

 

Questa è l'anda:

  1. Ferita

Qualcosa manca, pesa o fa male. Tipo ti senti ignorato, rifiutato, sminuito, lasciato solo, tradito, controllato.

  1. Schema

Il cervello attiva la ferita e trae una conclusione: una regola non detta tipo

“Meglio non fidarsi”

“Meglio cavarsela da soli”

“Meglio non mostrarsi”

  1. Comportamento

Quello schema diventa azione: ti chiudi, eviti, scherzi, attacchi, controlli, diventi indipendente a tutti i costi.

  1. Identità

Ripetilo per anni e inizi a dire: “Eh va be, sono fatto così”.

No. Ti sei adattato/a così.

 

Perché gli schemi funzionano (all’inizio)

Gli schemi non sono di per sè sbagliati. Anzi, ti hanno salvato/a.

Infatti il problema non è lo schema, è continuare a usarlo quando non serve più.

Soprattutto basare tutte le tue decisioni su questi schemi che a lungo termine non sono scelte che vuoi veramente, le fai in uno stato di deficit, di paura, di rabbia. E invece che essere una scelta libera (tu pensi che lo sia), diventa una gabbia.

 

Quando lo schema diventa una gabbia

L’inconscio non sa che oggi sei adulto, non sa che il contesto è diverso, non sa che potresti scegliere, anche se razionalmente lo sai.

Così:

  • reagisci prima di pensare
  • ti difendi anche quando non sei in pericolo
  • ripeti dinamiche che dici di odiare

E lo chiami: carattere, personalità, ereditarietà parentale, sono fatto così.

In realtà è solo automatico, perché lo schema non è colpa tua averlo (ricordo che è un sistema di difesa e sopravvivenza adottato da bambini), ma diventa tua responsabilità quando lo vedi e lo riconosci.

Perché da quel momento in poi hai due opzioni:

  1. continuare a reagire
  2. oppure iniziare a scegliere

E scegliere fa paura perché significa abbassare difese, guardarsi per quello che si è veramente senza tutti i muri, che un tempo servivano.

 

Quindi che si fa?

Non devi eliminare lo schema, devi smettere di identificarti con lui.

Perché se lo guardi come se fosse una persona di fronte a te, vedrai che non ti riconosci, non sei tu, è come una parte che ti hanno inserito. Ma non sei tu.

Tu non sei:

  • il permaloso
  • il cinico
  • l’iperindipendente
  • l’evitante

Tu non sei quello schema.

Tu usi quello schema.

E tutto ciò che usi CHE TI FA MALE, che ti fa sentire in bisogno, sbagliato, che ti fa mettere in dubbio, che ti allontana, puoi anche smettere di usarlo direi.

 

Finché uno schema guida le tue reazioni, non stai vivendo: stai rispondendo a qualcosa che è successo anni fa.

Quando lo vedi, non scompare. Ma con la tua intenzione può smette di comandare.

E lì succede una cosa nuova: per la prima volta scegli chi essere, invece di reagire a chi sei stato (che ti hanno fatto diventare).

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