Parto con un’informazione fondamentale: uscire da uno schema non significa eliminarlo.
Non si cancella. Non si brucia. Non si risolve con un percorso, una frase motivazionale o scarpate in testa.
Si fa una cosa molto meno risolutiva: si smette di eseguirlo automaticamente.
Pensa che lo schema è stato la tua salvezza per sopravvivere.
Ora è un'ombra, che ha la possibilità di essere trasmutata in luce, forza e energia.
Lo schema funziona così: scatta → reagisci → ti giustifichi → lo chiami carattere.
Per uscirne devi infilarti in mezzo, tra lo scatto e la reazione.
Quando senti che parte:
- il bisogno di controllare
- la voglia di chiuderti
- l’impulso di attaccare
- l’ansia di scrivere quel messaggio
Fermati.
Non per fare la persona zen, per non fare la solita cosa.
- Respira
- Nomina quello che sta succedendo: “Ok, si è attivata la mia ferita.”
- E poi fai la cosa più difficile: scegli un comportamento leggermente diverso
Non l’opposto estremo. Solo diverso.
Esempi:
- Se ti chiudi sempre → fermati → resta un minuto in più
- Se controlli sempre → fermati → lascia una cosa andare
- Se attacchi sempre → fermati → fai una domanda invece di accusare
All’inizio ti sembrerà innaturale. Certo, è nuovo.
Altra cosa importante: non si esce da uno schema capendolo razionalmente.
Si esce ripetendo un’alternativa finché il corpo impara che non muore se fa diverso.
È scomodo? Sì.
È possibile? Anche.
Finché reagisci sei nel passato.
Quando scegli, anche male, anche tremando, sei nel presente.