Da questo articolo Art. 73 - Ognuno risponde per chi è emerge che le reazioni degli altri parlano più di loro che di te.
Ora voglio descrivere questa persona sta male non per quello che fanno gli altri, ma per come interpreta quello che fanno gli altri perché è fondamentale sapere chi si è (o chi si ha di fronte) per avere il primo passo di consapevolezza del proprio (o degli altri) funzionamento.
Questa persona non vede che il comportamento dell’altro è spesso un riflesso del suo stato interno, della sua storia, della sua giornata, dei suoi limiti.
Lo assorbe, lo fa passare dentro e se lo porta a casa.
E più lo fa, più vive in allerta.
Il profilo di chi vive così
È una persona che pensa molto. Anche troppo.
Analizza, rilegge le situazioni, si chiede cosa avrebbe potuto dire o fare diversamente.
È attenta, empatica, spesso intelligente emotivamente, ma senza confini.
Tende a:
- prendersi la responsabilità emotiva degli altri
- giustificare comportamenti che la feriscono
- mettersi nei panni di tutti, dimenticandosi i propri
- dubitare di sé più che degli altri
Ha imparato, spesso presto, che per stare bene doveva adattarsi, capire l’umore altrui, anticipare reazioni, non disturbare. E questa abilità, che un tempo l’ha protetta, oggi la stanca.
Quando qualcuno reagisce male, non pensa: “Ok, è suo”.
Pensa: “Cosa ho sbagliato?”
E così:
- si chiude
- si rimette in discussione
- perde centratura
- accumula malessere
Perché soffre davvero
Perché vive in uno stato costante di iper-riferimento.
Tutto passa da lei.
Ogni silenzio, ogni risposta, ogni atteggiamento diventa una prova da interpretare.
E questo è stancante.
Ti consuma piano.
Non perché sei fragile.
Ma perché stai facendo un lavoro che non è tuo.
Il punto di svolta
Il momento in cui questa persona inizia a stare meglio è quando fa una distinzione semplice ma potentissima:
“Il comportamento dell’altro mi può toccare, ma non c’entra con me e non mi definisce come persona.”
Non smette di sentire.
Non diventa fredda.
Impara a non prendersi tutto.
Inizia a osservare invece di assorbire.
A rispondere invece di reagire.
A chiedersi non più “cosa ho fatto di sbagliato”, ma “questa cosa è mia o no?”
E molto spesso la risposta è: no.
Cosa cambia nella pratica
Diventa più leggera, più centrata, meno in balia degli altri.
Non perché il mondo è più gentile, ma perché non se lo mette tutto addosso.
E quando smetti di portarti dietro pesi che non ti appartengono, inizi finalmente a respirare.
Allora, ho vinto la scommessa che ti avrei descritto (o la persona che conosci)?